Battle Royale

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 Battle Royale di Koushun Takami
O anche: cosa sarebbe successo se Orwell avesse scritto Il signore delle mosche.


Titolo: Battle Royale
Autore: Koushun Takami
Casa Editrice: Mondadori
Costo: 12,00 euro
Prima Edizione: 1999
Prima Edizione Italiana: 2009
Lingua Originale: Giapponese
ISBN: 978-8804586876
Generi: Narrativa, Splatter



Battle Royale è una storia ambientata nel 1997 in un Giappone alternativo governato da una sorta di sistema totalitario che prende il nome di "Repubblica della grande Asia". Ogni anno viene organizzato il "Programma" in cui gli studenti di una classe della terza media vengono prelevati a forza e portati su un'isola, o in un terrirorio isolato, dove dovranno fronteggiarsi e uccidersi a vicenda, finché non ne rimarrà solo uno che sarà il vincitore. Chiaramente non è che gli stanno a chiedere: "Ciao, senti, non è che vorresti venire a fare questo gioco dove devi ammazzare in modo brutale tutti i tuoi amici?", prima li stordiscono e poi li prelevano senza tanti complimenti e li obbligano a giocare piazzandogli un collare intorno al collo: se ti rifiuti di giocare il collare esplode (o ti sparano subito, as you wish), se non ci sono morti nelle prime 24h di gioco i collari esplodono, se non c'è un vincitore entro i tre giorni della durata del gioco i collari esplodono, se vieni beccato in una zona vietata (l'isola è divisa in settori e mano a mano che il gioco prosegue viene interdetto l'accesso ad alcuni di questi) il collare esplode, se cerchi di scappare il collare esplode.
O giochi o muori. E in realtà anche se giochi muori, ma questo è secondario.

Come potete capire si tratta di un libro molto violento, molto splatter e indubbiamente molto duro, insomma, se avete uno stomaco delicato e preferireste guardare un unicorno che vomita arcobaleni, forse, forse avete sbagliato libro. 
Questa violenza onnipresente, sfaccettata e poliedrica è quello che maggiormente viene criticato a Battle Royale: è disumano far combattere in questo modo dei ragazzini che si conoscono (ah, beh, invece se lo fanno in Hunger Games è cool?!) e soprattutto è grottesco descrivere certe scene così dettagliatamente.
Personalmente trovo che entrambe le cose siano due grandissimi punti di forza del libro. 
I personaggi di Battle Royale ci vengono presentati tutti, chi prima e chi dopo, ognuno di loro ha la sua storia, i suoi hobby, i suoi demoni e le sue debolezze, hanno tutti dei sogni e delle emozioni (beh, quasi tutti) e vogliono tutti sopravvivere. La cosa più interessante, e al tempo stesso anche struggente, è che questi ragazzini si conoscono, sono amici da anni, hanno stretto dei legami profondi, si fidano gli uni degli altri, si amano, si rispettano, si vogliono bene. 
Quanto può essere difficile scegliere in questo frangente? 
Uccidi o sarai ucciso, questo gli dicono, ma come puoi reagire a una cosa del genere? 
Come puoi davvero uccidere qualcuno a sangue freddo se quel qualcuno fino a ieri lo chiamavi amico? 
Takami dipinge un quadro di reazioni umane, un interessante esperimento sociologico che porta a chiedersi: Ehi, ma se infilassimo tot persone che si conoscono in un contesto del genere cosa accadrebbe? Quali sarebbero le reazioni possibili?
Le analizza e le prende in considerazione tutte, da chi decide di partecipare al gioco e uccidere senza scrupoli a chi sceglie di suicidarsi piuttosto che eliminare qualcuno a cui vuole bene. 
Non sono nemmeno d'accordo sul fatto che sia troppo violento. Battle Royale, al contrario di molti libri à la Hunger Games, non ha come target un pubblico di "giovani adulti", ma nasce come opera scritta e pensata per un pubblico adulto e maturo, in grado di sopportare l'immagine cruenta di morti descritte minuziosamente. Inoltre Takami scrisse questo libro perché voleva scuotere la società Giapponese, voleva mandare un messaggio, e si era reso conto che una bomba di questo tipo, scritta in una forma scioccante, dura, concisa e forte avrebbe avuto un impatto maggiore che dire semplicemente: Guardate che i nostri figli sembrano dei cavalli da corsa.
Lo scopo primario del libro era infatti di denuncia, l'autore voleva fare una metafora tra il Programma e il sistema scolastico Giapponese che spinge gli alunni a una competizione pressante e onnipresente, gli studenti sono spronati a dare il meglio in tutte le materie, in tutti gli sport, in tutte le attività culturali; devi dare il meglio perché devi essere il migliore, devi essere il migliore perché se il tuo vicino è più bravo di te è un dramma, è un disonore; stai certo che per essere migliore di te quel tizio laggiù e quello che ti sta di fianco non esiteranno a giocare sporco, perché quindi tu dovresti essere da meno?
Non si può dire che Battle Royale non riesca nel suo intento, quello di scioccare, colpire e rendere consapevoli del peso che viene caricato sulle spalle dei giovani fin dalla tenera età.

La mia humble opinion è che questo libro sia davvero geniale. Oltre ad essere scritto in un modo che ho adorato (ma vuol dire poco perché si tratta di una traduzione), è anche strutturato in maniera estremamente ben pensata, la trama è articolata e a chi dice che gira solo intorno al fatto che si ammazzano (e non come Hunger Games che c'è la Katniss che va a fare la rivolta) io rispondo: SAI COM'È QUELLA È LA TRAMA. Una trama che per avere un senso fa molto leva sull'analisi psicologica di ogni singolo personaggio, perché Takami non si limita ad analizzare i protagonisti, ma sceglie di approfondire la psicologia di tutti i i 42 studenti dedicando ad ognuno almeno un capitolo; i dialoghi sono altrettanto fondamentali, soprattutto quelli di Shogo e di Shinji ai rispettivi compagni, volti ad approfondire le dinamiche di questa "Repubblica della Grande Asia", un governo totalitario, fascista e assolutamente impenetrabile, di chiara ispirazione Orwelliana. La società è onnipresente, è iperprotettiva nei confronti del cittadino, ma al contempo gli dà l'illusione di essere libero di operare le sue scelte, libero di "infrangere" la legge, nel suo piccolo. Le piccole trasgressioni che il governo concede non sono che un contentino per il cittadino qualunque.
Quindi eccoci catapultati in un mondo distopico, in un universo che attinge da 1984 e da Il Signore delle Mosche per creare un romanzo che tiene incollati alle pagine dall'inizio alla fine.

Consigliatissimo.

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