venerdì 25 marzo 2016

Il college delle brave ragazze

Titolo: Il college delle brave ragazze
Autore: Ruth Newman
Pagine: 311
ISBN: 978-8811679714
Prezzo: 9,27
Trama: Cambridge, Ariel College. Olivia giace rannicchiata in posizione fetale, il cadavere della sua amica June ancora caldo accanto a lei. Mezza nuda, gli occhi sbarrati, completamente ricoperta di sangue, è incapace di riferire quello che ha visto. Olivia è dolce e timida, ma ha lottato duramente per studiare nel prestigioso college, decisa a lasciarsi alle spalle le proprie origini modeste e la difficile vita della grigia periferia di Londra. All'Ariel College ha trovato la sua dimensione, nuovi amici e Nick, il grande amore. Adesso la brillante studentessa giace in un letto di ospedale, in stato catatonico, ed è l'unica che possa far luce, con la sua testimonianza, sulla catena di omicidi che stanno sconvolgendo la tranquilla atmosfera universitaria del college. Il Macellaio di Cambridge, un serial killer sorprendentemente meticoloso, ha colpito di nuovo. Tutte ragazze. Tutte belle, popolari e sicure di sé. Gli studenti vivono nel terrore e nel sospetto, continuamente accerchiati dagli agenti che indagano sul caso e da giornalisti d'assalto in cerca di scoop. Nessuno è al sicuro, e Matthew Denison, lo psichiatra che da tre anni collabora con la polizia nel tentativo di smascherare l'assassino, lo sa bene. È per questo che deve riuscire a conquistare la fiducia di Olivia e valicare le sue barriere psichiche per giungere il prima possibile alla verità. Ma la lotta fra le due menti si trasformerà in un duello senza esclusione di colpi.

Primo libro della Newman per me, autrice che rileggerò sicuramente con piacere.
Non sono mai stata una divoratrice di mistery-gialli, ma negli ultimi tempi autori come lei, Robert Galbraith e Joel Dicker mi hanno aperto un mondo molto più grande.
Lo stile della Newman scorre veloce, senza perdersi in descrizioni superflue (che tanto però avrei amato lo stesso) ma il punto bonus -che mi fa sempre un piacere immenso notare- e quello di vedere autori che si documentano durante la stesura di un libro che va a toccare temi di cui serve una certa competenza.
Sin dall'inizio del libro il lettore può tranquillamente -o no- farsi una propria idea sul colpevole, ma il gioco psicologico in cui sono coinvolti i personaggi non farà che mettere in dubbio le vostre convinzioni pagina dopo pagina, perché il classico "non tutto è come sembra" in questo libro viene utilizzato ad alti livelli.
Impossibile arrivare a chiudere il libro con tranquillità, spererete fino all'ultimo che ci siano più pagine del previsto.
Vorrei davvero dirvi di più, tanto di più, parlare delle peculiarità di determinati  personaggi costruiti con meticolosa precisione e caratterizzazione, ma non posso. Non posso perché finirei per spoilerarvi passaggi importanti del libro e questo è uno di quei libri che vanno gustati senza la minima traccia di spoiler.
Onestamente non mi capacito del fatto che ancora non esistano un film o una miniserie tv tratti da questa storia. Il materiale è ottimo e la Newman è una di quelle autrici che merita di vedere il suo lavoro trasposto sullo schermo.




Preciso che le tre pecorelle non sono quattro perché sono ancora sull'onda dei feels, non perché in qualche modo giudichi la qualità della storia carente.


Celyan

lunedì 14 marzo 2016

La guerra dei nani

Titolo: La Guerra dei Nani
Autore: Markus Heitz
Saga: La Saga dei Nani (Le cinque stirpi - La guerra dei nani - La vendetta dei nani - Il destino dei nani)
Pagine: 586
ISBN: 978-88-502-2163-9
Prezzo: 12,00
Trama: Dopo la vittoriosa guerra contro lo stregone Nudin, torna la prosperità per i popoli della Terra Nascosta e nasce un'inedita alleanza tra nani, elfi e uomini. Tungdil, l'eroe dell'epica battaglia di Giogonero, è pronto a ripopolare le caverne del regno dei Quinti insieme con gli elementi più validi delle cinque stirpi e a stringere un patto con Balyndis; la nana che ha forgiato la Lama di Fuoco. Ma la storia d'amore di Tungdil e il suo ruolo di guida dei nani sono messi alla prova da una doppia minaccia: i mezz'orchi sopravvissuti al conflitto hanno scoperto un'acqua che dona l'immortalità, e il passaggio di una cometa semina morte e distruzione, annunciando il compimento di un'antica profezia. E non solo. Gli spietati nani della stirpe dei Terzi tramano per annientare le altre stirpi scatenando una guerra fratricida. Tungdil dovrà impugnare di nuovo la Lama di Fuoco e intraprendere un viaggio che lo porterà a incontrare nuovi amici, affrontare vecchi avversari ma anche a scoprire l'oscuro segreto che si cela dietro la propria nascita e il proprio retaggio.

La guerra dei nani è il secondo volume di una saga di quattro libri, quindi direi che si parte bene. Una saga non eccessivamente lunga e a cui ci si può approcciare facilmente, senza il timore di dover correre per mettersi in pari.
Lessi il primo libro diversi anni fa e prima di iniziare questo mi ero ripromessa di tornare sulle vecchie pagine e rinfrescarmi la memoria, giusto per non essere completamente spiazzata. Insomma, avevo un piano. Un piano andato a monte quando leggendo le note dell'autore a inizio di questo libro vedo che Markus Heitz ha tenuto a precisare che voleva fare in modo la storia fosse il più possibile comprensibile anche per chi non avesse letto Le Cinque Stirpi, e a quel punto mi sono sentita di dargli fiducia e provare. Ebbene, questa è stato un caso di fiducia estremamente ben riposta.
In genere sono una fanatica della lettura ordinata, ma in questo caso mi sento di dirvi che se siete in libreria e non trovate disponibile il primo libro ma trovate La guerra, potete tranquillamente prenderlo e iniziarlo. Certo, all'interno di questo volume si fa riferimento ai fatti avvenuti precedentemente ma il tutto viene spiegato con breve efficienza ogni qual volta ve ne è la necessità, quindi non si ha la sensazione di essersi persi grossi pezzi di storia, piuttosto viene voglia di saperne di più e a quel punto prendere in mano il libro precedente sarà un piacere anche più grande. Ma ripeto, mi sento di consigliare questa opzione solo se non avete tra le mani l'inizio della saga e non riuscite ad aspettare.
La scrittura è estremamente fluida e veloce, tanto quanto gli eventi del libro direi. Vi avverto, qui è questione di gusti, perché gli avvenimenti che qui sono racchiusi in poco meno di seicento pagine in altri libri possono occupare più e più volumi. E sarà che di saghe molto lunghe ne sto già leggendo parecchie, ma è stato bello che la situazione si dipanasse sempre più -fino a risolversi al 95%- in un solo libro. Rimane la voglia di leggere di più ma si è comunque soddisfatti della conclusione di un ciclo. Specifico inoltre che parliamo di un fantasy classico, incentrato sui nani (la loro storia, le stirpi in cui sono divisi e le regole di vita fra clan) e arricchito della vecchia faida Nani vs Elfi vs Orchi vs Umani. Una sorta di copertina di linus a cui è un piacere aggrapparsi.




Celyan

venerdì 4 marzo 2016

La maledizione del Crossover

Come direbbe Adele:
Hello from the other side. 
 
Ebbene si, se pure per poco, i Klaroline sono tornati.
I rumors attorno a questo crossover sono stati tanti, la notizia era infatti uscita ben prima dell'annuncio ufficiale, e non sapevo bene quale sarebbe stata l'intenzione degli scrittori di fronte a questa reunion. Ora invece mi è chiaro. 
Lo dico subito: mi è piaciuto! Però...
A me piace dare un perché alle cose. Quando guardo uno show televisivo mi piace intravedere la strada che gli scrittori vogliono intraprendere, una strada disseminata di tanti piccoli indizi che fanno capire l'esistenza di progetti futuri seguiti poi, più o meno, coerentemente. Ecco, tutto questo io non l'ho visto. La scena in sé mi è piaciuta, Klaus e Caroline hanno parlato ad un livello completamente differente rispetto le conversazioni precedenti. Questa conversazione ha avuto IL tono "adulto" che avrei sempre voluto sentire nelle stagioni passate. Il sarcasmo, le battute, il flirtare, le urla e i litigi li abbiamo avuti, abbiamo avuto momenti seri in cui il faccia a faccia tra i due è sempre stato spettacolare, ma qui siamo saliti di un gradino importante. Klaus è un padre e Caroline è una madre, ora sono alla pari. Klaus parlava e Caroline ascoltava. Capiva. Sono entrambe persone -vampiri- che avevano già accettato l'idea di non poter mai avere dei bambini, eppure è successo. E' un esperienza unica, solo loro potevano capirsi in quel momento. Ho francamente adorato tutto ciò. 
Però, alla fine di tutto, quando abbiamo ovviamente capito che i due provano ancora qualcosa l'uno per altra, la mia domanda è: "E quindi? Adesso che succede?" E la risposta è che non succede niente.
Il tono di Caroline nel pronunciare il nome di Klaus, le espressioni dei loro volti, il tremito nella voce di lui, il fatto che in realtà nessuno dei due volesse riattaccare, Klaus che salva Stefan... si è capito. C'è ancora quel qualcosa. Abbiamo anche capito che gli altri personaggi invece credono di no, credono che sia tutto finito e passato. Va bene. Ma quindi a che scopo creare questa scena? E la spiegazione è che hanno semplicemente voluto dirci che la porta per loro è e rimane socchiusa. Un giorno, forse, chissà. Dipende. Se uno show chiude prima di un altro. Se piovono polpette. Non lo so. Mi sento come Jon Snow, non so niente. A parte che la gestione di questa coppia è sempre risultata problematica per gli autori. Lo spin-off ha incrinato le cose in modo irrimediabile, ma il fondo si è raggiunto con la 5x11, dove tutto è stato concluso in modo frettoloso e poco approfondito. All'epoca avrei preferito un discorso conclusivo alla scena nei boschi, almeno ora possiamo dire che quella non è più l'ultima volta in cui li abbiamo visti. Tuttavia questa telefonata aggrava ulteriormente la situazione perché quello che percepisco io, telespettatore, è che Caroline può stare con Stefan fino a quando non incontra Klaus per strada. Viceversa, Klaus è nella sua bolla con Camilla a patto che Caroline non sia nei paraggi. Fatemelo dire: WTF? 
Inoltre, aggravando le aggravanti, mi fanno capire che nonostante TUTTO quello che è successo, nonostante Caroline sia passata da Tyler, all'essere single a Stefan, e nonostante Klaus sia travolto da problemi immani e coinvolto con una serie di donne problematiche per cui sente sempre qualcosa (anche qui...) lui e Caroline sono sempre lì a provare quel qualcosa. Un "qualcosa" sopravvissuto a molti eventi. Tutto questo, normalmente, dovrebbe far ingigantire la portata di un sentimento che persiste a discapito di tutto. Invece qui niente. La scusa è che tutti sentivamo la loro mancanza e questo è stato un gentile regalo che potrebbe o non potrebbe, forse, un giorno, può darsi, chissà, portare degli sviluppi. Ma al 90% no.

Non so onestamente cosa dire, quindi vi lascio con il quote simbolo della puntata:
"It's not a crime to love what you cannot explain"

Celyan

giovedì 25 febbraio 2016

War and Peace, re-reading project #1

Avevo già accennato l'intenzione di rileggere Guerra e Pace andando di pari passo con la miniserie Bbc e devo dire che l'impresa si sta dimostrando un'ottima e divertente riscoperta del mega mattone Tolstojano.
Per me si tratta di una riconferma. Guerra e Pace è un libro che avevo tanto amato già alla prima lettura -avvenuta diversi anni fa- e che ora riesco ad apprezzare a pieno e con occhio più adulto in tutti i suoi pregi e "difetti".
I personaggi cardine della storia sono tre: Pierre Bezuchov, Natasha Rostova e Andrej Bolkonskij.
Pierre è il figlio ilegittimo di un conte e alla morte del padre si ritrova a ereditarne titolo e fortuna. In lui ritroviamo un personaggio sostanzialmente buono, ingenuo fino all'inverosimile, sempre pronto ad agire per il bene e desideroso di trovare uno scopo nella vita, qualcosa che possa essere di aiuto per il prossimo. I soldi gli portano in moglie una donna bella e ambiziosa a cui si ritrova sposato quasi senza saperlo, perché è così che a Pierre succedono le cose -all'inizio-, viene manipolato in modo palese da chiunque voglia trarre vantaggio dalla sua posizione e la sua ingenuità non gli permette di smascherare subito inganni abbastanza palesi. MA lui si impegna, è volenteroso, vuole fare qualcosa della sua vita e lasciatisi i bagordi alle spalle continua a tentare. Insomma, ci piace anche solo per lo sforzo, e durante tutto il libro possiamo notare una crescita importante in lui.
Altro personaggio di spicco è la contessina Natasha Rostova, la donzella giovane e dallo spirito sognatore capace di incantare il più refrattario ai sentimenti amorosi. (Andrej Bolkonskij) Devo dirlo, la famiglia Rostov non è composta da personaggi intelligenti -tranne la cugina Sonja- quindi Natasha non ha in famiglia una vera e propria guida. Sostanzialmente è una ragazzina innamorata dell'amore (e non dico ragazzina per sminuire in qualche modo ciò che prova, ma proprio perché è piccola), sogna e vorrebbe una storia di epici sentimenti romantici, vorrebbe qualcuno capace di starle accanto sempre e per sempre. E fino a qui, nulla di strano. Ripeto, è giovane e inesperta, cresciuta in una famiglia di persone poco sveglie e poco pratiche in cui si è ritrovata ad avere più libertà di azione di quanto le si sarebbe dovuto concedere. Non dico che le sia concesso sbagliare, ma è una conseguenza naturale. Ce lo si aspetta. E lo sbaglio che commette è piuttosto grosso.
Parliamo quindi di Andrej, il personaggio che vi farà sospirare, membro di una pittoresca famiglia composta da un padre mentalmente e fisicamente avanti con l'età e una devota e quieta sorella che sembra essere circondata dall'alone nero della tristezza.
Avverso al bel mondo della nobiltà russa, il principe è giustamente sposato con una perfetta donnina di società che funge da anello di congiunzione con quel meccanismo che tanto gli è avverso. Andrej è sempre un po' perso in dilemmi esistenziali che, all'inizio, cerca di risolvere buttandosi nella guerra e che successivamente verranno brevemente fugati grazie a un incontro che cambierà le vite di molti personaggi.
Andrej è -purtroppo- un personaggio che la vita delude e premia con una ciclicità costante e che ogni volta viene plasmato in modo importante sotto i nostri occhi. Ma questo vale per tutti i personaggi, perché anche se ho approfondito solo questi tre, Guerra e Pace è e rimane un romanzo corale. La quantità di personaggi coinvolti nella storia è importante e ognuno di loro riesce a guadagnarsi un degno spazio e a catturare i sentimenti -di odio o amore che siano- del lettore. Importante è la storia d'amore tra Sonja e suo cugino Nikolaj -rispettivamente cugina e fratello di Natasha-.
Sonja è senza dubbio l'unico membro intelligente della famiglia Rostov. Una giovane ragazza coerente e assennata, sensibile e realista, innamorata da sempre di Nikolaj, giovane e nobile ussaro che spicca per incoerenza e sogni romantici che possono tranquillamente rivaleggiare con quelli di Natasha, se pure innescati da motivazioni differenti.
Boris Dubretskoj, altro personaggio di spicco, giovane dalle speranze limitate ma scaltro e arrivista quanto la madre, ci fornisce un esempio attualissimo della scalata al potere.
Anatol Kuragin, fratello della moglie di Pierre e scapestrato di prima categoria, poco preoccupato del futuro e incredibilmente consapevole della propria bellezza. Ecco, lui si che causerà danni. Danni grossi.

Attualmente sono quasi alla fine della rilettura, mi manca l'ultima puntata della serie e più o meno duecento pagine del libro, in ogni caso ho fatto in modo di non scrivere nulla di estremamente spoileroso. Di seguito vi lascio la suddivisione che ho fatto durante la lettura/visione.

Episodio 1: Libro I, Parte III, Capitolo II               Episodio 4: Libro II, Parte V, Capitolo XX
Episodio 2: Libro II, Parte I, Capitolo IX               Episodio 5: Libro III, Parte III, Capitolo VII
Episodio 3: Libro II, Parte III, Capitolo XXII        Episodio 6: Conclusione libro, Epilogo parte II

Devo ammettere che la Bbc ha fatto un lavoro assolutamente magnifico nella trasposizione per il piccolo schermo, mostrandosi fedele quanto più possibile e prestando attenzione anche a particolari minimi, come le mosse stesse dei personaggi. I dialoghi, poi, sono di quanto più fedele possa esistere e gli inevitabili cambiamenti adottati -per racchiudere la storia al meglio in sei puntate- sono misurati e calcolati in modo molto intelligente.
Ben fatto Bbc.
Se non avete intenzione di leggere il libro vi consiglio comunque lo show, il cast è spettacolare.
Paul Dano sembra essere nato per interpretare Pierre, Lily James -che avevo già apprezzato in Downton Abbey- ha mostrato di saper fare tanto e James Norton... è James Norton, ci si inchina e si tace.



Celyan

giovedì 18 febbraio 2016

The thoug art of shipping ship #1

Le ship, gioia e dolore di ogni lettore o telespettatore che rimane incastrato in coppie di cui proprio non riesce più fare a meno. In questa nuova rubrica ci apprestiamo ad analizzare quelle coppie che più ci hanno colpito e che ci riempiono la testa di teorie, discorsoni e tanti feels.
Ho deciso di inaugurare questo nuovo angolo con Magnus e Alec. Lo show è appena iniziato, mi sono recentemente riletta i loro pezzi nei libri e insomma, tutto è tornato a galla.

Personaggi: Alec Lightwood, Magnus Bane
Autore: Cassandra Clare
Saga: The mortal instruments
Libri: Città di Ossa - Città di cenere - Città di vetro - Città degli angeli caduti - Città delle anime perdute - Città del fuoco celeste.
Estratti (disponibili sul sito dell'autrice): Kissed, Magnus and Alec's first kiss - Magnus e Alec, una scena cancellata da Città delle anime perdute.
Racconti: Le cronache di Magnus Bane (Racconto numero otto: Un regalo di compleanno per Alec - Racconto numero dieci: Il corso di un amor cortese e dei primi appuntamenti) - Le cronache dell'accademia Shadowhunters (Racconto numero nove: Nascono alcuni ad infinita notte).
Tv show: Shadowhunters

Malec #1

Partiamo dai personaggi: Alec e Magnus.
Alec Lightwood è il primogenito di una importante famiglia Shadowhunter, estremamente ligio al suo dovere non è il classico personaggio che si butta a capofitto in situazioni pericolose rompendo ogni regola. Alec è razionale e -stando accanto a due personalità come quelle di Isabelle e Jace- estremamente responsabile e protettivo. Tutto questo rispetto -quasi ossessivo- delle regole è dato dal fatto che Alec sa bene che essendo gay ha già infranto LA regola non scritta. (L'omosessualità nella comunità angelica non è vista bene nemmeno da lontano.) Inoltre, altro punto dolente, Alec prova un forte sentimento per Jace, migliore amico/parabatai. Ecco, innamorarsi del proprio parabatai (una fratellanza che unisce per la vita) significa infrangere una delle più importanti regole Shadowhunters. 
Alec tiene nascosta la sua omosessualità come un segreto che lo terrorizza. E lui è terrorizzato dalla cosa. Una delle paure più grandi è quella di perdere Jace (in quanto amico e parabatai. Sappiamo infatti che se il legame parabatai dovesse spezzarsi, la vita di Alec non sarebbe mai più la stessa. Perderebbe una parte di se stesso per sempre), la paura che i suoi genitori lo scoprano lo paralizza, per non parlare del resto della comunità Shadowhunters.
Alec si è spesso e volutamente tenuto ai margini, agendo in modo responsabile e attento non solo per espressione della sua natura più pacata, ma anche perché in fondo sa di aver già infranto le regole più ferree della sua comunità. Rispettare tutte le altre è una sorta di compensazione.
Dall'altra parte abbiamo Magnus Bane, uno stregone di ottocento anni. Gli stregoni sono metà umani e metà demoni (gli Shadowhunters uccidono i demoni, ricordiamo, inoltre il padre di Magnus è un demone molto potente/importante) e nel mondo Shadowhunters fanno parte della comunità dei Nascosti, ovvero comunità considerate inferiori. (Come anche lupi mannari e vampiri) Magnus inoltre conosce già i Lightwood e da tempo li ha annoverati come una famiglia di cretini. Stupendo. 
Al contrario di Alec, Magnus fa di tutto per rimanere aperto alle possibilità della vita e alla vasta gamma di sentimenti che nei secoli ha già provato. Dopo così tanto tempo gli stregoni tendono a calcificarsi, inaridirsi dentro e non provare più nulla perché in fondo hanno già provato tutto, per questo motivo Magnus cerca di non porsi mai limiti e vivere come una sorta di Peter Pan. Allo stesso tempo, non nutre una profonda stima per gli Shadowhunters tanto che nella sua lunghissima vita non si è mai veramente innamorato di uno di loro. Fino ad Alec.
Insomma, è chiaro che nella scala sociale del mondo delle ombre i due occupano posizioni molto differenti, senza contare che le loro idee personali sono molto chiare in merito. Eppure...
Quando Magnus incontra Alec, qualcosa cambia. (Okay, Alec è bello. Magnus è bello. Boom. A pelle è facile reagire per questo.) Alec è uno Shadowhunters che ringrazia qualcuno che la società considera inferiore perché guarda caso riconosce il lavoro altrui. Alec è terribilmente onesto e molto a disagio nel dover mentire. Alec è inesperto e goffo, ma protettivo e fedele. Alec non è il prototipo del comune Shadowhunters, bensì un individuo che si discosta parecchio da quella figura marziale, tanto da riuscire a fare breccia nelle più profonde convinzioni di Magnus.
Allo stesso tempo Alec si trova assolutamente spiazzato di fronte all'interesse che Magnus mostra di provare per lui perché Alec non è mai stato la prima scelta di nessuno. L'inesperienza e il suo sentirsi colpevole (di essere gay) non gli hanno mai fatto credere di poter essere scelto o amato. Per lui l'amore non è mai stata un'opzione reale e concreta. Fino a quando incontra Magnus, una figura così potente da scuotere tutto il suo piccolo mondo fatto di paura e sensi di colpa.
Ho sempre creduto che l'affetto di Alec per Jace fosse una sorta di inevitabilità. Non voglio sminuire i sentimenti di Alec, ma l'affetto romantico è un po' il risultato dell'effetto grande fratello. (Ambiente ristretto, stesse facce tutti i giorni... bam.)
Gli Shadowhunters (che sono a rischio estinzione e non sono davvero tanto numerosi quanto lo show ci mostra) sono una comunità chiusa e Alec è cresciuto in un ambiente ristretto, circondato più o meno sempre dalle stesse facce. Persino Jace all'inizio non era stata un'aggiunta felice. Tutto è gradualmente tornato alla normalità solo quando è riuscito a inserirsi in quel piccolo ambiente protetto, diventando un importante membro della famiglia e, successivamente, qualcosa di più per Alec. Ma Jace è l'unico "elemento esterno" venuto a contatto con Alec e diventato importante per lui. C'erano grandi probabilità che qualcosa di simile accadesse. Mentre Magnus rivoluziona completamente il mondo di Alec, non solo a livello romantico. E' come se riuscisse a rompere la bolla dentro cui Alec vive, così da fargli vedere e percepire meglio la realtà.
Una gran bella base di partenza per una ship.


E qui fermo la prima parte di analisi, già piuttosto lunga e corposa.
Su questi due ho sempre troppo da dire!

Celyan